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Storia e Architettura

Area archeologica del Nuraghe Appiu

(Villanova Monteleone)

Il parco archeologico del Nuraghe Appiu si trova sull’altopiano di Chentu Mannas, dal quale si domina l’intero territorio circostante, compreso un ampio tratto del profilo costiero visibile dal versante occidentale. Per raggiungere il complesso si deve percorrere la strada provinciale 12, nel tratto che collega Villanova Monteleone a Montresta: dopo circa 8 Km è presente l’indicazione turistica che introduce in una stradina secondaria, lunga circa 3 Km. L’importanza di questo sito ha determinato una serie di interventi di scavo e consolidamento delle strutture residue volti a valorizzare i monumenti. Per questo motivo l’area è attualmente recintata e al suo interno è stata realizzata una struttura ricettiva e istituito un servizio di visite guidate. Il parco archeologico include due nuraghi e una tomba di giganti; va però ricordato che a breve distanza si trovano numerose testimonianze archeologiche riferibili ad un ampio arco cronologico, compreso tra le più antiche fasi preistoriche e l’età medievale.

  


Area archeologica di Monte Sa Rughe

(Villanova Monteleone)

In un’area a forte densità archeologica e caratterizzata dalla presenza di importanti risorse naturali, si trova il complesso di Monte Sa Rughe, ubicato sulla cima di un rilievo che ospita diversi monumenti riferibili ad un ampio arco cronologico, compreso tra il Neolitico recente e l’età nuragica (dal IV al I millennio a.C.). Si giunge all’altura dopo aver percorso un tratto della strada statale 292 che collega Villanova a Monteleone Rocca Doria: al Km 29 si imbocca un sentiero sulla sinistra, da seguire per circa 400 metri sino ad incontrare un altro sentiero, che conduce – dopo 300 metri – al sito. Quest’ultimo è costituito da un menhir, due dolmen e un nuraghe. Il menhir è un monolite alto circa m 1 e largo cm 40, ha una sezione piano-convessa che si assottiglia nella parte superiore. Si conserva ancora in posizione eretta e il suo significato risulta connesso con la religiosità neolitica, in particolare con la simbologia fallica e con il ciclo naturale della vita; non va però trascurata l’ipotesi che queste perdas fittas (termine col quale in Sardegna vengono spesso definiti tali manufatti) fossero simulacri dei morti e per questo legate alle aree sacre. A breve distanza dal menhir e a poche centinaia di metri dal nuraghe si trovano due dolmen, monumenti funarari realizzati in pietra e riferibili all’ultima fase del Neolitico. Il dolmen I è costituito da un lastrone poggiante su delle pietre che anticamente dovevano essere poste di taglio per sorreggere la copertura, delimitandone così il vano funerario. Del dolmen II si conservano la lastra del soffitto e pochi massi delle pareti, oggi crollate. Nella stessa area si segnala anche la presenza di una sessantina di cavità emisferiche, chiaramente artificiali e ricavate sulla superficie di alcuni massi affioranti, forse riconducibili ad antiche pratiche cultuali connesse con i monumenti preistorici appena descritti.

Il nuraghe presenta uno sviluppo complesso, poiché caratterizzato da una torre centrale e da un numero non precisato di torri laterali (forse tre), unite fra loro da un bastione che nel versante orientale sembra seguire l’andamento del rilievo. L’intera struttura è stata edificata con massi di trachite locale, sebbene non manchi l’utilizzo del calcare. La torre principale presenta una forma circolare e risulta crollata nella parte superiore, dove conserva ancora alcuni filari di pietre calcaree, che producono un effetto policromo molto singolare. L’interno è oggi accessibile dall’ultimo tratto della scala che doveva sfociare nel terrazzo, poiché l’ingresso è ostruito dal crollo. Lo schema di pianta è quello consueto e prevede un corridoio ampliato da nicchia – a destra – e scala elicoidale – a sinistra, alla fine del quale si accede alla camera circolare. Quest’ultima presenta tre nicchie disposte a croce. Delle torri laterali si conservano soltanto le tracce e pochi filari di pietre. Attorno al monumento doveva sorgere il villaggio, al quale sembrano riferibili due manufatti ritrovati a breve distanza: una macina e un pressoio, entrambi in pietra trachitica.

 


 

Chiesa di Nostra Signora del Rosario

(Villanova Monteleone)

All’oratorio della Madonna del Rosario, altra denominazione con cui è conosciuta questa chiesa, si giunge percorrendo la via principale del paese: si seguono le indicazioni per il museo e – dopo una ventina di metri – si svolta a destra sino ad imboccare la via del Rosario, dove si trova l’edificio. Costruito presumibilmente nel XVII secolo, è anch’esso sede di una Confraternita, impegnata attivamente nell’organizzazione delle feste religiose. Una scalinata doppia conduce al piano dell’ingresso, dove si apre un portale ligneo di epoca contemporanea, poiché risalente al 1916, sul quale vi è un elemento decorativo che rappresenta un angelo. La facciata è a doppio spiovente e – in asse con il portale e al di sopra di esso – mostra una nicchia contenente il simulacro della Madonna col Bambino, sormontata da un finestrone; nella cuspide vi è un campanile “a vela” con una croce. L’aula è costituita da una sola navata con volta “a botte”, realizzata con una tecnica che consente di appiattire leggermente l’arco e diminuirne lo spazio di luce nello specchio superiore; entrambi i lati ospitano due cappelle per parte. La navata termina con un’abside quadrata e nella quale si colloca il presbiterio, rialzato di qualche gradino e chiuso da una balaustra in ferro. Nel lato destro, questa navata accoglie anche un pulpito in legno, finemente decorato con motivi floreali e riferibile al XVII secolo. La chiesa contiene cinque altari: quello maggiore, in legno e realizzato nel classico stile barocco – contemporaneo al pulpito –, si colloca nel presbiterio; gli altri quattro (di cui uno ligneo ma del XIX secolo) si trovano nelle rispettive cappelle. L’edificio è arricchito dalla presenza di dipinti e statue risalenti a vari periodi, compresi tra il XVII e il XX secolo: tra questi spiccano la statua della Madonna e il quadro del Padre Eterno ubicati sull’altare principale, entrambi in posizione centrale.

 


Chiesa di Nostra Signora di Interrios

(Villanova Monteleone)

Il santuario di Nostra Signora di Interrios si trova a circa 3 Km dal centro abitato e rappresenta un interessante esempio di architettura religiosa. Ci si arriva percorrendo la strada provinciale 12, nel tratto che collega Villanova Monteleone a Montresta: la chiesa è visibile alla sinistra della strada e può essere visitata dopo aver preso accordi con il parroco del paese. L’edificio sarebbe stato costruito nella seconda metà del XVI secolo, quando venne dedicato alla Madonna di Interrios, ancora oggi venerata dalla popolazione del luogo. La chiesa presentava in origine una pianta rettangolare ad unica navata e due cappelle laterali; la copertura è “a botte”, costituita cioè da un soffitto ricurvo ad arco. Nel XVIII secolo venne modificata la facciata, mediante la realizzazione del portale con architrave e stipiti decorati, e fu aggiunta – nel fondo – la cupola ottagonale sormontata da una struttura posta alla sommità (definita “lanterna”). Negli anni ‘40 del secolo scorso è stato inoltre edificato il portico che si appoggia alla sinistra dell’edificio, sormontato da un piccolo campanile e adibito presumibilmente ad accogliere i pellegrini in visita al santuario. Presso la chiesa si trova una costruzione eretta alla metà del ‘900 e adibita a colonia estiva e a sala convegni. Il culto della Vergine è testimoniato dalla presenza di una statua in legno raffigurante la Madonna coperta da un manto blu con stelle dorate, restaurata di recente e attualmente esposta nella parrocchia di San Leonardo; una sua riproduzione in cartapesta viene portata in processione in occasione della festa delle Marie (l’8 settembre). 

  


 

Chiesa di Santa Croce

(Villanova Monteleone)

L’edificio, noto anche come oratorio di Santa Croce, si trova a breve distanza dalla chiesa parrocchiale, nel cuore del centro abitato. Non vi sono fonti che rivelano la data esatta della sua edificazione, ma alcuni elementi stilistici richiamano talune architetture religiose del barocco in Sardegna e suggeriscono una sua collocazione nel XVII secolo. La facciata, a doppio spiovente, è caratterizzata da una cornice marcapiano in rilievo, sulla quale si apre una finestra sormontata da un robusto architrave in trachite rossa. Si accede alla chiesa attraverso un portale rialzato dall’attuale piano stradale per mezzo di tre gradini e coronato da un architrave simile al precedente; la pietra trachitica locale è impiegata anche negli stipiti, nei gradini, nello zoccolo e negli angoli. Sulla cuspide del prospetto vi è un campanile “a vela”, che ospita una campana di modeste dimensioni. L’interno presenta un’unica navata con volta “a botte”, ampliata da due cappelle in ciascuno dei lati lunghi che mostrano la medesima copertura. L’aula è chiusa da un’abside quadrata, col presbiterio rialzato rispetto al resto del pavimento e chiuso da una balaustra in ferro. Sono attualmente conservati cinque altari: quello maggiore – al fondo della navata – è realizzato in legno; gli altri quattro – nelle cappelle – sono in muratura e collocati su di un gradino in marmo. L’altare ligneo è uno splendido esemplare in stile barocco, suddiviso in tre nicchie con tabernacolo e risalente al XVII secolo, periodo al quale si data anche il pregevole crocifisso, anch’esso in legno, collocato nel presbiterio e da cui deriva la denominazione della chiesa. Altre statue e dipinti raffiguranti il Cristo, la Madonna e i Santi impreziosiscono gli arredi della chiesa. L’oratorio è ancora oggi sede della Confraternita di Santa Croce, che offre un importante contributo nello svolgimento dei riti religiosi durante la Settimana Santa.

 


 

Necropoli ipogeica di Furrighesos

(Villanova Monteleone)

In un territorio caratterizzato da un’eccezionale copertura boschiva e dalla presenza di importanti fonti idriche (come il Rio Laccanu e numerose sorgenti naturali) si trova la necropoli ipogeica di Furrighesos, costituita da una serie di grotticelle scavate artificialmente nella roccia dalle comunità neolitiche. Si giunge alla necropoli percorrendo la strada statale 292, nel tratto che collega Villanova Monteleone ad Alghero: sulla destra per chi viene da Villanova, ci si deve fermare al Km 19, oltrepassare un cancello d’ingresso e proseguire a piedi in direzione Nord-NordOvest per circa 550 metri; proseguendo per altri 150 metri si scorge la necropoli di Littu ‘e Toas. Al momento è stato possibile individuare quattro tombe, tutte scavate nelle pendici di un rilievo trachitico. Gli ingressi di queste sepolture sono preceduti da brevi corridoi ricavati nella roccia, oppure sono direttamente aperti sul fronte collinare, sebbene la pessima condizione in cui versano alcuni di essi non consenta di risalire con certezza all’impianto originario. Per quanto riguarda lo sviluppo planimetrico, in tre casi si può notare la successione di due vani lungo il medesimo asse, con il secondo ambiente più ampio e di forma rettangolare, definito per questo “cella maggiore a T”; la tomba IV ha invece quattro vani, oggi parzialmente modificati nel loro profilo interno a causa dell’intervento umano e del degrado della roccia. Riveste particolare significato la presenza di elementi risparmiati nella roccia che ricordano le strutture in legno delle capanne preistoriche: lesene e cornici ricavate talvolta attorno agli ingressi dei singoli vani; un architrave sovrastante l’ingresso alla cella maggiore della tomba IV. Quest’ultima ha restituito persino tracce di pittura rossa che doveva ricoprire le pareti e il pavimento: elemento di forte valenza simbolica se si considera che il rosso rappresenta il colore del sangue e della rigenerazione dopo la morte.

  


Necropoli ipogeica di Littu ‘e Toas

(Villanova Monteleone)

In un’area attualmente caratterizzata da copertura boschiva si trova la necropoli di Littu ‘e Toas, della medesima tipologia della precedente, poiché anch’essa scavata nella roccia dalle popolazioni neolitiche. Anche in questo caso la scelta del luogo è stata dettata dalla presenza di importanti fonti idriche, quali alcune sorgenti naturali e soprattutto il Rio Laccanu che scorre a brevissima distanza proprio sotto il costone nel quale si aprono le domus de janas. Per poter giungere alla necropoli ipogeica si deve percorrere la strada statale 292, nel tratto che collega Villanova Monteleone ad Alghero: sulla destra per chi viene da Villanova, ci si deve fermare al Km 19, oltrepassare un cancello d’ingresso e proseguire a piedi in direzione Nord-NordOvest per circa 700 metri. Va precisato che lungo tale percorso si trova anche la necropoli di Furrighesos, ricavata su una collina rocciosa che dista circa 150 metri da Littu ‘e Toas. Ha inizio così il percorso tra queste sepolture, il cui ingresso si apre lungo un costone di tufo trachitico. Si tratta di tre tombe che purtroppo versano in cattivo stato di conservazione, sia per l’azione distruttiva dell’uomo e sia per la particolare friabilità della roccia che nel corso dei millenni ha subìto forti modificazioni. Almeno due di queste tombe hanno una pianta costituita da diversi ambienti che ospitavano i defunti con i loro corredi funerari, mentre la terza potrebbe essere stata in origine caratterizzata da un solo vano (oggi è ingombra di terra e perciò non accessibile). L’importanza che questa necropoli doveva avere in passato è confermata da alcuni particolari che sono ancora visibili nelle pareti delle tombe, come ad esempio le corna di toro scolpite in rilievo nella tomba I, che sovrastano una “falsa porta” ricavata al centro della parete di fondo. Nella stessa tomba sono inoltre riprodotti anche alcuni elementi architettonici che imitano le strutture in legno delle capanne preistoriche (lesene, zoccoli e cornici) e sono state individuate persino tracce di pittura rossa che in origine doveva colorare le pareti e il pavimento.

  


Necropoli ipogeica di Puttu Còdinu

(Villanova Monteleone)

In un paesaggio suggestivo, caratterizzato da basse colline e da piccole valli, si trova la necropoli di Puttu Còdinu, scavata nella roccia dalle popolazioni neolitiche. La breve distanza dal fiume Temo e la presenza di sorgenti hanno favorito lo sviluppo delle attività agricole e pastorali sin dal IV millennio a.C., quando queste antiche comunità impiantarono anche i loro primi villaggi. Questa “città dei morti” è costituita da nove grotticelle ricavate dall’uomo scavando la roccia: vengono comunemente definite domus de janas, che significa letteralmente case delle fate (o delle streghe), poiché secondo la leggenda vi dimoravano queste entità. L’archeologia ha però scoperto che non si tratta di abitazioni ma di tombe collettive, pertinenti ad un villaggio – oggi purtroppo scomparso – che doveva sorgere a breve distanza. Per poter giungere alla necropoli di Puttu Còdinu si deve percorrere la strada statale 292, nel tratto che collega Villanova a Monteleone Rocca Doria e a Romana: sulla sinistra per chi viene da Villanova, fra il Km 29 e il Km 30, è ben segnalato il cancello d’ingresso al sito archeologico; all’interno è stato realizzato un pannello esplicativo con la pianta della necropoli e alcune informazioni sulla loro datazione. Ha inizio così il percorso tra queste sepolture, il cui ingresso si apre direttamente nella parete verticale di due bassi affioramenti calcarei. Tutte le tombe sono precedute da brevi corridoi, anch’essi scavati nella roccia durante la preistoria e la loro pianta si sviluppa in senso longitudinale, con una serie di piccoli ambienti nei quali venivano deposti i defunti con i loro corredi. Fra queste sepolture, ve n’è una molto particolare (la tomba VIII), poiché mostra la riproduzione nella roccia degli elementi architettonici della casa dei vivi: lesene, zoccoli e cornici che imitano le strutture in legno delle capanne preistoriche; la cella maggiore presenta in rilievo un tetto a doppio spiovente, con una serie di travi che si dispongono in senso perpendicolare rispetto ad una trave centrale; l’indicazione del soffitto in legno si ha anche in un’altra celletta. In questa stessa tomba vi sono inoltre dei simboli molto singolari: nella parete di fronte all’ingresso dell’ambiente principale è ricavata una “falsa” porta (falsa perché si ha soltanto la cornice ma non conduce ad altri vani, il cui significato è quello di porta dell’aldilà); corna di toro in rilievo delimitano la parte alta della falsa porta e altre pareti di questa e delle altre tombe della necropoli. Le corna di toro richiamano un aspetto della religiosità preistorica che secondo gli archeologi prevedeva l’esistenza di una coppia divina posta a protezione del sepolcro. Questa coppia era costituita dal Dio Toro e dalla Dea Madre, il cui significato di fecondità/fertilità risulta comune alle antiche religioni del Mediterraneo. La presunta divinità materna è rappresentata dalle statuine femminili in pietra che vengono spesso ritrovate in questo tipo di sepoltura.

   


Nuraghe Marghine Cherchi

(Villanova Monteleone)

Nell’omonima località si trova il nuraghe Marghine Cherchi, immerso in un ambiente naturale di particolare interesse per le specie vegetali che lo compongono. La sua posizione dominante rivela la scelta strategica del luogo da parte delle antiche popolazioni, funzionale al controllo delle vallate circostanti e del fiume Temo. Per raggiungere il monumento si deve percorrere la strada statale 292, in direzione Monteleone Rocca Doria: al Km 28, per chi arriva da Villanova, si imbocca un sentiero sulla sinistra e si segue per 600 metri, dopo i quali si prosegue – per altri 200 metri – verso la sommità del rilievo che ospita il nuraghe. L’edificio è costituito da una torre circolare realizzata con pietre trachitiche di grandi e medie dimensioni, disposte a filari poco regolari. Risulta parzialmente crollato nella parte superiore, da dove si intravvede la camera centrale (oggi priva della copertura) e un tratto della scala che doveva partire dal corridoio d’ingresso per raggiungere il terrazzo; numerosi massi di crollo ostruiscono il passaggio attraverso l’andito – di cui sono percorribili soltanto il tratto iniziale e la parte finale – che introduce alla camera. La pianta può essere ricostruita dalla parte alta del monumento e mostra la classica disposizione degli ambienti: corridoio d’ingresso con scala nella parete sinistra e nicchia in quella destra; camera circolare con copertura a tholos, caratterizzata cioè dal consueto restringersi verso l’alto della muratura. Questa camera presenta due nicchie piuttosto ampie ricavate lungo il perimetro di base, alla destra e alla sinistra dell’ingresso.


Palatu ‘e sas Iscolas

(Villanova Monteleone)

Realizzato tra il 1890 e il 1920, l’edificio si trova lungo la via Nazionale, nel centro storico del paese e ben segnalato dalle indicazioni turistiche. La costruzione segue l’andamento naturale del terreno, tanto che in corrispondenza dei due ingressi principali la facciata presenta soltanto due piani mentre negli altri lati si ha un ulteriore livello sottostante. Presenta una pianta rettangolare e si caratterizza per un’eccezionale perizia tecnica associata al singolare gusto estetico dei prospetti, che mostrano l’alternanza di fasce in trachite rossa e grigia; lo zoccolo, corrispondente ad un intero piano nella parte più alta, è invece monocromo, realizzato interamente in trachite rossa. Sia i portali d’ingresso sia le finestre – disposte in perfetta simmetria – presentano profilo arcuato nella parte superiore. Il palazzo è stato sede di un istituto scolastico sino a qualche decennio fa, quando venne restaurato (tra il 1996 e il 1998), mentre attualmente ospita il Museo Etnografico – di proprietà comunale – nonché mostre temporanee e svariate iniziative culturali.

  


Tomba di giganti di Laccanu

(Villanova Monteleone)

In un paesaggio di fondovalle, solcato dalle acque del Temo (che qui prende il nome di rio Laccanu) e arricchito dalla presenza di sorgenti naturali, le comunità nuragiche edificarono la tomba di giganti di Laccanu. Il percorso per giungere alla sepoltura ricalca in parte quello del nuraghe Ozzastru: al Km 17 della strada statale 292 si imbocca una stradina secondaria, da percorrersi per circa 4 Km, dopo i quali è possibile scorgere la tomba semplicemente voltanto lo sguardo a destra. Il termine “tomba di giganti” richiama l’idea che al suo interno fossero sepolti individui di dimensioni eccezionali, ma in realtà questa teoria è stata smentita dallo studio degli scheletri ritrovati all’interno. Risulta invece certo che si tratta di una tomba collettiva, nella quale cioè venivano deposti numerosi individui, forse tutti appartenenti alla medesima comunità. La tomba di Laccanu è costituita da una camera sepolcrare a forma di corridoio, realizzata con pietre ben squadrate e disposte su file orizzontali e sovrapposte; il soffitto è chiuso con lastroni di pietra trachitica. Questo corridoio termina a forma di abside mentre nella fronte presenta la classica forma a esedra, dove si trova il piccolo ingresso, forse soltanto simbolico, dal momento che i cadaveri con i loro corredi funerari venivano probabilmente inseriti nella tomba dalla parte alta della camera.